Sì. Perché sono rimasto indietro, e non ho altri contatti amichevoli che possano spiegarmi certi significati. In questo caso non si tratta di significati etimologici, bensì simbolici, o meglio: net-simbolici, poiché riguardano net-simboli. E in quanto a net-simbols, io sono rimasto fermo a: ;), :), :( e :((. E invece - anche qui in Etymos oltre che su altri blog amici, ho trovato: D, :D, XD, :F, * *, ò ò (anche: ò_ò) e tanti altri ancora (come, per esempio, il raddoppiamento di D o di XD - ma non solo -). Ora, chiedo appunto a chi passa qui su questo vecchio blog: potreste spiegarmi cosa significano, per favore? (Sempre che ne abbiate la voglia e la pazienza).
Ringrazio fin d'ora, a domani - domenica - per ulteriori etimologie.
Watt.
ordinòtte - s.m. (toscano). "Suono della campana dopo il tramonto".
Da intendersi (la prima) ora di notte. La voce ha avuto dei passaggi metaforici difficilmente spiegabili, come lo scherzoso ordinotte versiliese che vale 'sedere molto grosso', o la locuzione lucchese conciare un uomo come un ordinotte, ossia 'ferirlo, riempirlo di lividi'.
ordinàrio - s.m. (campano, a Napoli). 'Mestruazione'.
Si tratta di denominazione da intendere come un equivalente di 'regola'. La voce (quasi inutile dirlo) è propria del linguaggio femminile.
ónzë - s.f. (Lucano, a Matera). 'Dote'.
Deriva dall'oncia d'oro che, per consuetudine, si consegnava alla futura sposa per la confezione dell'abito di nozze.
òmeni de Faraón - locuz. (veneto, veneziano). 'Delfini'
La curiosa denominazione è dovuta alla leggenda secondo la quale i delfini (cetacei) non sono altro che gli Egiziani sommersi nel mar Rosso mentre inseguivano gli Ebrei, e destinati ad errare per tutti i mari fino alla fine dei secoli.
In questo caso permettetemi poche parole per sfatare il 'mito' etimologico (scientificamente: paraetimologia) che vuole che il termine ombra (sottinteso di vino) trovi le sue origini nel fatto che d'estate i venditori ambulanti di vino tenessero la bevanda 'all'ombra' per far sì che rimanesse fresca (dato che si trattava di vino bianco). No, questa è pura invenzione, leggenda (neanche tanto affascinante).
ombra - s.f. (veneto). 'Bicchiere di vino'.
Estensione del significato di ombra (anche in italiano), intesa come 'quantità esigua'.
ciapà l'òpsit - locuz. (ladino-veneto, a Colle Santa Lucia). 'Essere licenziato'.
Letteralmente, 'prendere l'òpsit', voce di provenienza tedesca, da Abschied, 'congedo, licenziamento', entrato nel dialetto probabilmente col senso di 'congedo militare'.
Sapete che io amo i dialetti, tutti indistintamente, quindi perdonate l'intrusione. Comincio con una locuzione:
óra dél pastór(e) - locuz. (toscano, a Firenze e a Carrara; in còrso: fa l'occhiata di lu pastore).
'Schiarita che si pensa ci sia sempre sul far della sera in una giornata di maltempo, e che consente ai pastori fermi sotto ad un riparo al pascolo, di far ritorno all'ovile con il gregge'. In altri luoghi della Toscana (Lucchesia) vi corrisponde l'ora del poverino.
gallo - 'della Gallia' (av. 1348; G. Villani: "Questa gente erano chiamati Galli, ovvero Gallici, perch'erano biondi").
E' voce dotta latina Gallum, nome preso dai Franchi, che chiamavano *Walha i 'Romani', senso sviluppato da quello del nome della tribù celtica dei Volcae.
gallo - 'uccello domestico di media taglia, con cresta rossa e carnosa, bargigli rossi, coda lunga e falcata e piumaggio spesso vivacemente colorato' (XIII sec.; gallo cedrone, 'grosso uccello commestibile, selvatico, delle regioni montuose, dal piumaggio nerastro', 1798).
Il termine è dal latino gallum, di probabile origine espressiva, anche se con gli esempi dei nomi greci mêdos e persikós, dati al 'gallo', si potrebbe sostenere l'identità con gallum, 'gallo²'. L'aggettivo cedrone ha il valore antico 'del colore del cedro' per i riflessi delle penne del gallo così caratterizzato.
Locuzioni: essere il gallo della checca, 'ricercato dalle donne (1882, G. Verga; anche, e specialmente negli scrittori toscani, il gallo di Mon(n)a Fiore, av. 1673); fare il gallo, 'insuperbirsi o fare il galante con le donne' (av. 1802); peso gallo, 'nel pugilato, nella lotta, nel sollevamento pesi, categoria di peso tra quelle che comprendono gli atleti più leggeri'; deriva dall'inglese bantam weight, dove bantam designa un gallinaceo, originario di Giava, noto - oltre che per la sua piccolezza - anche per lo spirito combattivo.
gàllio - 'elemento chimico, metallo bianco-azzurro, usato per transistor e, come liquido termometrico, in termometri ad alta temperatura' (1892).
L'etimo è dal nome proprio - latinizzato - Gallium del suo scopritore: P.E. Lecoq (Lecoq, letteralmente, 'il-gallo').
urogallo - 'gallo cedrone' (1805).
L'etimo è un composto di uro-, primo elemento che, in parole composte scientifiche, significa 'coda' (dal greco ourá, con riscontri indeuropei) e gallo, sul modello del composto tedesco Auerhahn. Così nominato per la sua ampia coda rotonda.
uragàno - 'ciclone tropicale del mare delle Antille' (1687); 'tempesta di estrema violenza' (1699); fig., 'grande e rumorosa quantità' (1891).
L'etimologia è dallo spagnolo huracán (1526, ma furacan dal 1510-15), proveniente da una lingua indigena americana (taìno, huracán, variamente spiegato, forse da una base significante 'oscuro', comunque distinto da Hurakan, nome di una divinità maya, ritenuta da molti la vera etimologia dell'appellativo.
La voce si è dimostrata tanto vitale da essere assunta anche da alcuni dialetti (veneziano, ragàn; genovese, oragàn; toscano, ragàno; siciliano, rragàni.
veterinario - 'che si riferisce alla cura degli animali domestici' (av. 1730); 'chi è esperto in veterinaria' (1585; ancora nel 1853, D'Ayala lo registrava come sinonimo di maniscalco, cioè 'colui che medica e ferra i cavalli'. Derivato: veterinaria - 'branca della scienza che studia l'allevamento, le malattie e la cura degli animali, specialmente domestici' (1585).
E' voce dotta latina veterinarium, aggettivo derivato da veterinum, 'di bestie atte a portare la soma', che gli Antichi collegavano a vehere, 'trasportare', ma che probabilmente deriva da vetum, 'vecchio', forse riferito dapprima a cavalli invecchiati, non più adatti alla corsa, ma ancora utili per il trasporto.
L'aggettivo, dunque, inizialmente valeva: 'che concerne le bestie da soma', ma nel latino tardo, attraverso l'uso del sintagma medicinam veterinariam (I sec. d.C.) o artem veterinariam (IV-V sec) l'aggettivo fu sostantivato sia come s.m. veterinarium, sia come astratto s.f. veterinariam (200 d.C.).
Pare che solo i Romani abbiano dato un significato estensivo alla medicina di tutti gli animali domestici, mentre altri popoli sembra usassero vocaboli diversi per indicare il medico dell'una o dell'altra specie animale.
zelòta - 'colui che è zelante, geloso per una cosa, e al tempo della dominazione romana in Giudea, designò gli adepti a un'associazione politica e religiosa di zelanti della legge ebraica, intesa a conseguire anche a mano armata l'indipendenza del Paese'.
Deriva dal greco zelòtes, derivato di zélos, 'zelo, emulazione', ed è la traduzione greca del termine ebraico qannā, il quale ha il significato semantico qui sopra riportato.
faldistòrio - 'sedia a braccioli, senza spalliera, con cuscino e inginocchiatoio, usata dal papa e dai vescovi in alcune funzioni sacre' (latino medievale faldistorium nel 1050, faldistorio nel 1070; fatestorium nel lat. di Roma del XIII sec.; faldistorium nel lat. med. di Bologna del 1298; faldistorio av. 1513).
L'etimo è dal latino medievale faldistorium, a sua volta dall'antico basso francone *faldistól, 'sedia pieghevole' (da confrontare col tedesco moderno falten, 'piegare', e Stuhl, 'sedia'), attraverso il francese antico faldestoel.
fàrsa - 'genere teatrale di carattere comico e grossolano' (1495); 'serie di avvenimenti ridicoli' (av. 1470).
L'etimologia è dal francese farce, 'carne tritata' (XIII sec.), poi 'commedia (introdotta in un mistero come la carne tritata viene adoperata per ripieno di un volatile)' (XIV sec.), da farcir, 'farcire'
farragine - 'moltitudine confusa di cose disparate' (av. 1566); farraginoso - 'ammucchiato alla rinfusa, confuso, sconclusionato' (1673).
Voce dotta latina farraginem, 'miscuglio di biade per il bestiame', da far, genitivo farris, 'farro'; passò poi, già in latino, a significare 'miscuglio di varie materie
fàro - 'costruzione elevata recante alla sommità una sorgente luminosa fissa intermittente, a lunga portata, atta a guidare, di notte, natanti o aerei' (av. 1264), 'sorgente luminosa di grande portata' (1869).
E' voce dotta latina Pharum, dal greco Pharos, nome di un'isoletta nel porto di Alessandria, dove Tolomeo Fidelfo edificò una grande torre bianca da cui risplendeva la luce ai naviganti nella notte.
draisìna - 'strumento di locomozione a due ruote, una dietro l'altra, provvisto di una specie di manubrio, considerato il progenitore della bicicletta' (draisienne, 1905; draisina, 1913).
L'etimologia è dal tedesco Draisine, dal nome del barone C. F. Drais von Sauerbronn (1785-1855), che la brevettò nel 1818; la variante draisienne è voce francese (1842).
dràcma - 'moneta greca' (dramma, 1303-06; dracma, 1483).
Si tratta di voce dotta latina, drachmam, a sua volta dal greco drachmé, il cui significato originario era 'quanto si può prendere (dràssesthai) con una mano'.
diabète - 'malattia che si manifesta con la persistente presenza di zucchero nell'urina, e nell'eccesso di esso nel sangue' (diabetto nel 1493; diabete, s.f., av. 1492).
L'etimo è dal greco diabétes, derivato di diabàinein, 'passare attraverso' (composto di dià, 'attraverso', e bàinein, 'passare'), con allusione al frequente passaggio di urina provocato dalla malattia.
deuteragonista - 'nella tragedia antica, attore che ha il secondo ruolo' ("colui che faceva le seconde parti", av. 1718).
Deriva dal greco deuteragonistés, composto di déuteros, 'secondo', e agonistés, 'combattente'
deus ex-machina [locuz.] - 'nel teatro antico divinità che, scesa dall'alto mediante apposito meccanismo, scioglie l'intrico della trama' (1892); 'persona (o evento) che risolve situazioni inestricabili (av. 1883).
Deriva dal latino, e propriamente significa 'divinità che scende da una macchina'. Spiega il Panzini: "Nei teatri antichi i numi apparivano sorretti da un meccanismo e spesso la loro venuta valeva a sciogliere il nodo dell'azione." La locuzione peraltro non pare attestata nel latino classico ma è stata probabilmente coniata dagli umanisti o anche in epoca più recente.
désco - 'tavola per mangiare' (fine XIII sec.).
L'etimologia è dal latino discum, per indicare la 'tavola per i fasti familiari', il desco; si diffonde discus, prova che essa era per lo più rotonda.